Forte e sottile è il mio canto

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In quasi tre anni di blog non vi ho mai parlato di libri, non ne ho mai recensito uno eppure amo leggere e ne ho letti di libri.

Capirete, quindi, che non sono avvezza a recensire, non è la mia specialità, ma ci voglio provare perchè ci tengo proprio a parlarvi di questo libro speciale: speciale perchè l’ha scritto una grande donna che conosco personalmente, speciale perchè parla di un tema non facile, a volte scomodo, sicuramente poco capito, sicuramente non compreso: L’OBESITA’!

L’autrice è Domitilla Melloni, una cara amica di famiglia di mio marito, quindi da qualche anno anche mia. Domitilla è una persona molto acuta, intelligente, ma soprattutto direttamente interessata al tema. In famiglia si nutre una grandissima stima nei suoi confronti.

“Forte e sottile è il mio canto”, edito Giunti, è la sua autobiografia.
Un’autobiografia difficile da scrivere, ma forse più difficile da condividere col mondo.
In un’autobiografia ci si racconta e ci si mette un pò anche a nudo e qui lei lo ha fatto in pieno: non si è solo tolta i vestiti, ma ha deposto la sua maschera, quella che tutti noi indossiamo ogni giorno nella società, e ci ha fatto entrare nella sua vita, nella sua testa, nei suoi pensieri, nella sua storia, nella sua intimità, nelle sue riflessioni di bambina, ragazza, donna, moglie, madre, studentessa, paziente.
Domitilla in queste pagine ci accompagna in un labirinto incompreso, per prima da lei stessa e insieme da tutta la società che ti giudica, ti indica, che ignora e non sa e nonostante ciò si pronuncia e si alza su un piedistallo e ti guarda dall’alto al basso, dal più piccolo a più grande, dal panettiere al medico luminare.
Domitilla è obesa… quante volte si sente parlare di anoressia e così poco di obesità.
Be’ in queste pagine, così fluide e scorrevoli, ma allo stesso tempo così profonde ed intime, ho avuto modo di aprire gli occhi e di capire quanto ottusa fossi, quanto gli occhi sanno guardare, ma davvero poco osservare. 
Non vi voglio svelare il contenuto, perchè vorrei davvero invitarvi a sfogliare queste pagine.
Vorrei solo riportarvi qualche passo che mi ha particolarmente colpito.
Il primo è un pensiero, una riflessione circa la fanciulla e lo straniero che abitano in lei:

All’improvviso mi attraversa un pensiero, la cui forza mi sconcerta: nel parto ho accettato che la vita nascesse dal sentirsi morire. Anche ora, forse, devo accettare la possibilità che dall’incontro temuto tra i due non arrivi la morte, ma una qualche vita possibile e nuova.

Il secondo è una realtà, un dato di fatto, quello che noi tutti ignoriamo, la chiave di lettura di qualcosa che ancora ai nostri occhi è incomprensibile e che ancora ignoriamo, che siamo protagonisti o spettatori:

Il medico mi stava confermando che l’obesità è un problema grave di cui non c’è consapevolezza in Italia. Chi se ne occupa deve combattere non solo le insidie di una malattia ancora misteriosa, ma anche con una preoccupante carenza culturale.

E poi una riflessione tanto profonda quanto concreta, vera, quasi palpabile, valida per tutti.

Il corpo porta in sè i segni di tutto ciò che è stato. Possiamo avvicinarlo desiderando che sia diverso, perfetto, levigato… Oppure possiamo arrenderci di fronte all’ennesimo mistero e alla sua profondità, e possiamo solo contemplare.

Insomma, che dire? Spero di avervi anche solo un pochino incuriosito tanto da passare in libreria, prendere in mano questo libro, leggere chi è Domitilla e innamorarvi della poesia di Chandra Livia Candiani che trovate all’interno della copertina per convincervi definitivamente ad acquistarlo e a leggerlo tutto d’un fiato.

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Francesca Fossali
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