Chiesa e Cripta di San Sepolcro – Milano

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In una pausa pranzo di sole, uno dei primi soli di questa primavera che si avvia verso l’estate, mi sono avventurata per le vie del centro della mia bella città, Milano, alla scoperta di quei posticini nascosti che noi milanesi nemmeno conosciamo e che invece i turisti tanto adorano, luoghi culturali stupendi pregni di storia, di vita, di sacralità.E come sempre mi piace pensare che grazie a qualche mio scatto riesco sempre a portarvi con me, facendovi guardare coi miei occhi quello che vedo io.
Oggi vi voglio portare nella Chiesa e nella Cripta di San Sepolcro, Cripta per altro solo di recente aperta al pubblico.
Quando Milano fu una delle capitali dell’arrivo Impero Romano, dove sorgeva il Foro Romano, centro nevralgico della città, in epoca medievale, precisamente attorno al 1030 proprio sopra il foro un monetiere milanese fece costruire una chiesa che l’Arcivescovo del tempo consacro solennemente dedicandola alla Santissima Trinità.

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Ed è proprio sulle pietre di quell’Antico Foro Romano che i miei piedi si sono posati, quelle pietre calpestate 1600 anni fa da Sant’Ambrogio, Sant’Agostino e dall’Imperatore Teodosio, dove ancora oggi si possono vedere i solchi lasciati dai carri che percorrevano il centro della Milano Romana.

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La storia di questa antichissima Chiesa è molto lunga e articolata, come potrete immaginare; cercherò quindi di essere breve riportandovi solo gli aneddoti principali nella speranza di non annoiarvi con tutta questa cultura.

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Circa 200 anni dopo la sua consacrazione, all’indomani della riconquista di Gerusalemme da parte dei crociati, l’Arcivescovo di Milano consacrò nuovamente la Chiesa fino ad allora dedicata alla Santissima Trinità, dandole il nome di Santo Sepolcro e in effetti proprio nel cuore della chiesa, nella sua parte sotterranea, si conserva la copia del sepolcro di Cristo.

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Una piccola curiosità circa questa chiesa è legata anche ad un personaggio molto importante del Rinascimento: Leonardo Da Vinci. Egli personalmente visitò San Sepolcro e disegnò le piante della Chiesa e della cripta, oggi conservate a Parigi.

Anche San Carlo Borromeo, il grande vescovo riformatore della Chiesa ambrosiana aveva una particolare devozione per questa Chiesa riconoscendola come “ombelico della città” e scegliendola come suo luogo personale di preghiera. Proprio per questo, davanti al sepolcro del Signore, venne posta una statua in atteggiamento di preghiera e di adorazione.

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Per arrivare alla Chiesa si deve percorrere il la centrale e rumorosissima via Torino, ma dopo pochi passi, quasi d’incanto, ci si ritrova subito tra le viuzze caratteristiche della vecchia Milano che si aprono sull’omonima piazza della Chiesa, dove lo sguardo è subito rapito dall’ampia e maestosa facciata di San Sepolcro: il colore rosso bruno dei mattoni segna subito uno stacco netto dai colori più chiari dei palazzi circostanti. Entrando dal fianco destro ci si affaccia sulla navata caratterizzata da otto colonne di granito, che infondono un senso di chiarezza e luminosità.

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E’ per me importante, tra le tante ricchezze artistiche, richiamare l’attenzione su tre cose all’interno di San Sepolcro: la prima è rappresentata dall’altare settecentesco adornato con un tempietto alto ed elegante con colonne tortili e sormontato da una cupola, al centro la statua di Cristo Risorto. La scritta incisa sulla trabeazione “Sepulchrum eius gloriosum” riassume il significato dell’intero complesso edilizio di San Sepolcro.

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Nell’abside di sinistra sono rappresentati a dimensione naturale gli apostoli dell’Ultima Cena, in semicerchio, i volti stupiti a guardare il Maestro che come uno schiavo lava loro i piedi.

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In quella di destra figurano ancora a semicerchio Gesù, deriso dalle guardie, Caifa che si straccia le vesti e Pietro che rinnega il Maestro dinnanzi alla serva.

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Spero di non avervi annoiato, ma ogni tanto tra tanta frivolezza mi piace concentrarmi e assaporare un po’ quello che la mia città sa offrire e darlo a voi tutti, nella speranza che di Milano sappia emergere anche la grandissima ricchezza culturale.

Francesca Fossali
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