Per la prima volta ho avuto paura

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Sono in metro mentre inizio a scrivere queste parole, perché non voglio pensare mentre percorro questa strada a bordo di un mezzo che per me è qualcosa di familiare, ormai un abitudine. Ma oggi questa strada non sembra la stessa, oggi mi fa paura.

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Sono le 17,30 circa di questo lunedì 21 luglio. Un allarme bomba alla fermata della metropolitana di Stazione Centrale blocca due linee, una delle quali è quella che mi porta a casa. Ed è proprio l’ora in cui devo tornare a casa.

Dopo essermi accertata che almeno una metro, la Linea 1, fosse attiva e funzionante, cerco in qualche modo di trovare un mezzo pubblico qualsiasi che mi porti il più possibile vicino a casa una volta arrivata alla stazione di cambio con quella metro ferma, bloccata. Per fortuna però sopraggiunge l’aiuto di mio cognato che mi verrà a prendere in moto. Mio marito intanto non sa nulla: è partito poco prima per il suo allenamento ed è senza cellulare.

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Sono ancora in centro a Milano quando lascio un messaggio vocale a lui per dirgli cosa sta succedendo, che ho un po’ paura, ma non voglio farmi sentire spaventata, voglio essere la solita Francy che come ogni giorno, solare e allegra, prende la sua metro e và senza paura in giro per la sua città.

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Allo stesso modo scrivo alle mie amiche, anche loro non sanno nulla di quello che sta accadendo, scrivo loro che sono ancora a Milano, ma che mi accingo a prendere i mezzi…

E dunque allora ripercorro la stessa strada, le stesse mattonelle, le stesse vie, gli stessi negozi di sempre, guardo il Duomo illuminato dalla luce calda del sole di questa folle estate e penso “chissà se ti rivedrò domani”, ma caccio indietro quasi vergognosa questo pensiero così triste che non sa di me.

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Scendo le scale e mi guardo intorno, più attenta del solito, arrivo fino alla banchina e aspetto il treno; arriva, salgo ed è lì che inizio ad avere davvero paura: guardo il ragazzo dietro di me con addosso uno zaino, oltre lui c’è un uomo, intravedo la borsa che tiene in mano guardando tra le gambe delle persone, di fronte a me un uomo sonnecchia, alla mia destra delle donne non più giovanissime parlano con disinvoltura del disagio che si è creato, come se fosse un guasto qualsiasi in un momento qualsiasi.

Eh no, oggi non è un giorno come un altro ed oggi non è successa una cosa come un’altra. Oggi le metropolitane milanesi si sono fermate perché c’è stato un allarme bomba e l’esercito ormai da giorni è presente e in assetto di guerra in ogni angolo della città.

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Guardo il cellulare e cerco di cacciare indietro i brutti pensieri ma non riesco, e insvitabilmente immagino gli ultimi istanti di coloro che all’improvviso si sono ritrovati davanti le armi di quei pazzi assassini che gli hanno rubato la vita a Parihi, a cosa avranno pensato a Nizza coloro che han visto quei corpi volare come birilli in balia di quel camion che nessuno si aspettava, a chi avranno pensato quelle persone in quel ristorante in Bangladesh, quale angoscia hanno provato, quale dolore atroce avranno sentito dentro i loro cuori quando hanno capito che non c’era più nulla da fare… I pensieri si fanno troppo intensi e pesanti, l’aria inizia a mancare, devo pensare ad altro, devo scacciare questa folle paura, quella paura che ti acceca e che non ti fa più ragionare!

Finalmente la mia fermata, scendo, esco e ritorno in superficie. Si scoprirà poi che era un falso allarme, il pacco lasciato incustodito e ritenuto un possibile ordigno era invece un pacco contenente del materiale elettrico, dei circuiti.

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Ma ora ditemi, è giusto vivere in questo clima di terrore in casa propria? È giusto mettere una città sotto assedio per proteggerla da potenziali criminali che ogni giorno potrebbero ritenere che sia quello buono per eliminare qualcuno di noi? È giusto aver paura di vivere la propria normalità, la propria quotidianità, la propria città?

Chi ha il diritto di giudicare quando è giusto togliere la vita a qualcun’altro, qualsiasi sia la ragione. Io non voglio vivere schiava del terrore che qualcuno cerca di incutermi, voglio essere libera di vivere la mia vita come ho potuto scegliere di viverla finora. Oggi ho avuto paura, ma domani è un altro giorno e tornerò ancora a fare quello che tutti i giorni faccio, e lo voglio fare con la consueta serena ingenuità. Voglio tornare a passeggiare tra le vie della mia città, a guardare il Duomo con gli occhi incantati di sempre. I pazzi sono loro e non noi che vogliamo vivere le nostre vite tranquilli.

Ora che sono madre vedo tutto con occhi diversi, occhi che non voglio chiudere, ma che nemmeno voglio usare per scrutare chi incrocio per paura…maledetta paura quella che loro vogliono farci, vogliono incuterci, ma noi dobbiamo essere più forti di loro continuando a vivere le nostre vite per non farcele portare via prima ancora di averle perse davvero.

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Francesca Fossali
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Discussion about this post

  1. lidia scrive:

    Francy leggere le tue storie mi mette allegria e serenità…..anche quando racconti di momenti pieni d’ansia. Sei davvero una bella persona!

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