Storie di bullismo e di anime fragili

Bullismo

Storie di bullismo e di anime fragili, quante se ne sentono. Purtroppo riempiono i giornali quando si trasformano in tragedie, ma spesso rimangono nascoste, come la polvere sotto il tappeto, e modellano le anime di cicatrici che non si cancelleranno mai.

E se ripenso al mio passato, posso ora finalmente dare un nome a quelle scritte senza senso nei bagni della scuola, ai ridolii dietro le spalle dei miei compagni di classe, ai calci di quel giorno all’intervallo, alle palpatine di sedere nei corridoi…ero solo alle medie, eravamo dei bambini eppure c’era già così tanta cattiveria in loro. Quella cattiveria chiamata bullismo.

Bullismo

Loro, i bulli: ormoni impazziti, il branco che ti fa sentire maschio e tu un bozzolo, un bruco che si sta trasformando in farfalla, ancora indifesa e ingenua, inizi a guardare i primi ragazzi un po’ più grandi di te sognando i baci rubati di Kiss me Licia ed invece non sai che quei ragazzi come te si stanno trasformando: tu in farfalla e loro in lupi pronti all’assalto.

Professori inesistenti, addormentati nel loro crogiolo di ignoranza, impreparati alla vita; genitori pronti a mettere mani sul fuoco per quei figli che in realtà avrebbero fatto bruciare loro ben più di una semplice mano.

Ed io? Io sono ancora qua a raccontarlo, ferita nell’animo di ragazzina, ma con una sete di vita e di gioia e una famiglia premurosa e molto attenta alle spalle, un mix di positività e di linfa che ancora oggi mi accompagna e che non ha portato via la solarità che mi contraddistingue.

Bullismo, questo è il nome di quanto ho subito: dal vocabolario

Ostentazione di presunta capacità o abilità: banale, indisponente e rischioso modo di distinguersi, che sfocia talvolta in comportamenti aggressivi o violenti.

E se all’epoca lo subii, oggi da mamma, penso a figli che tutt’oggi lo subiscono o lo subiranno, con tutte le variabili della vita del terzo millennio fatta non più di scritte sui muri della scuola, ma sull’indelebile lavagna dei social network e la pelle si intirizzisce, un brivido corre lungo la schiena, il sangue si gela. Ho il terrore.

Perche se oggi ripensando a quegli episodi mi dico “ma come hai fatto a dargli peso Francy?”, all’epoca quelle scritte sui muri e quelle malelingue pesavano come macigni sul cuore. Pensate oggi come tutto è più amplificato grazie a Facebook, pensate cosa può rappresentare una diceria per una ragazzina o un ragazzino che pensa che davvero il suo mondo sia tutto li! Bullismo non é solo violenza fisica, ma è anche e soprattutto violenza psicologica.

Bullismo

E allora penso: saró in grado di interpretare le sensazioni di mio figlio, di percepire il suo malessere? Saprò capire che genere di persone avrà accanto? Se gli vorranno bene oppure lo pugnaleranno?

E lui sarà così forte da vivere, metabolizzare e superare? O si lascerà vincere dalla pochezza di gente ignorante e cattiva? Oppure sarà lui il bullo ed io la madre ignara di un figlio di cui dovrò vergognarmi?

E se sarà lui a subire, la società saprà aiutarlo, sorreggerlo, spronarlo? Oppure contribuirà all’emarginazione, allo schiacciamento?

Quesiti a cui non posso trovare risposta, solo il tempo e solo la mia attenzione e lungimiranza potranno acuire la mia soglia di prevenzione affinché io riesca a non far vivere a mio figlio anche un solo briciolo di quel che ho vissuto io (o a non farlo subire agli altri, perché purtroppo c’è anche questa possibilità, ahimè).

A tal proposito vi invito a vedere la serie TV originale Netflix dalla quale ho tratto ispirazione per questo post “Thirteen reasons why“. Non vi anticipo nulla, capirete da se l’argomento.

Bullismo

Una serie avvincente ambientata in un tranquillo paesino di provincia degli Stati Uniti che un giorno viene sconvolto dal suicidio di una ragazza, la quale registra su delle audiocassette i tredici motivi che l’hanno spinta a compiere quel gesto.

Anche mia nipote 14enne ha letto il libro “13” scritto da Jay Asher, dal quale è stata tratta la serie, e la cosa mi ha inorgoglito come zia, ne sono molto felice. Perché i ragazzi devono sapere, devono rendersi conto, conoscere questo terribile fenomeno e capire che non devono vergognarsi di “essere le vittime”, ma sempre avere il coraggio e la consapevolezza di essere dalla parte del giusto e della ragione e che solo parlando e denunciando potranno essere liberi e sereni, vincitori in questo mondo ingiusto. Perché la cattiveria non deve avere il sopravvento sulla giustizia, l’onestà e la bontà.

Francesca Fossali
Related Posts

Discussion about this post

  1. Frackomina scrive:

    Francy… ti dico solo che ho pianto leggendo le tue righe. Da bambina, da donna, da mamma.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

16 − 3 =