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PSICOLOGIA

Pur di non fermarsi mai spesso tendiamo a riempire la giornata di impegni e attività. Saltiamo da un posto all’altro e da un ruolo all’altro (figlia, mamma, moglie…) senza mai fermarci e chiederci: cosa fare per prendersi cura di se stesse? Io di cosa ho bisogno?

  Figlio di pancia, figlio di cuore. In entrambi in casi l’attesa del bambino è un percorso, un viaggio all’interno della propria storia e della propria persona. Durante una gravidanza si aspettano 9 mesi e si abbraccia il proprio bambino; nel caso dell’adozione i tempi sono più lunghi.

Questa primavera ho fatto un viaggio, a dir poco stupendo, nel magico Giappone. Oltre alle mille meraviglie di questo paese mi è capitato di vedere diverse famiglie che giravano  con bimbi piccoli. Li vedevo in fascia, nel passeggino o intenti nel fare scalini mano nella mano alla mamma o al papà. Mi è capitato di parlare con i genitori, entusiasti di vivere questa esperienza con i propri figli. Così ho pensato di raccontarvi perchè viaggiare con un bambino piccolo dal punto vista psicologico.

Nell’immaginario collettivo occidentale tutti i bambini dovrebbero stare tranquilli, non disturbare, stare fermi, dormire da subito tutta la notte e terminare ciò che hanno nel piatto. Una cultura basata più sull’immagine che sul sentimento, che spesso confonde i bisogni del bambino e del genitore come vizi. Tra questi vi è il bisogno di contatto mamma bambino: vizio o bisogno fisiologico? Spesso viene etichettato come possibile vizio che un bambino può prendere, mentre in realtà altro non è che un bisogno fisiologico del bambino stesso.

“Ho paura”, “sono felice”, “sono arrabbiata”, “sono gelosa”: frasi comuni che ognuna di noi ha pronunciato migliaia di volte nella propria vita. Esprimono emozioni, sensazioni, stati d’animo che ci accompagnano per tutto il corso della nostra vita: dai primissimi momenti di vita all’età adulta le emozioni non ci abbandonano mai. Solo in situazioni di grave sofferenza le emozioni sembrano scomparire: ad esempio durante le depressioni molto forti le persone descrivono un’assenza di emozioni. Paura, gioia, felicità, disgusto e rabbia: le 5 emozioni fondamentali che abbiamo imparato a conoscere ancora meglio

Mamma, mamma, perché vai a lavorare?? “…I bambini delle mamme che lavorano quando la porta si apre e vedono la mamma corrono super veloce, saltano super in alto e stringono super forte la loro mamma.  I bambini delle mamme che lavorano sono coraggiosi come i supereroi.­ Le mamme che lavorano quando aprono la porta e vedono il loro bambino corrono super veloce, si accovacciano super in basso e stringono super forte il ­loro bambino. Le mamme che lavorano sono coraggiose come i supereroi.”   Ho preso in prestito alcune parole dello scritto di Amelia Tipaldi

Sono una psicoterapeuta che lavora molto con le donne, in diversi ambiti, sia di sofferenza profonda (come nelle situazioni di violenza), sia di prevenzione e cura di se stesse. E questo è l’ambito che vorrei mettere in luce nei miei articoli per questo blog: ogni donna può e deve imparare a prendersi cura di se stessa, sotto diversi punti di vista. Ecco perchè vi invito a fare la prima riflessione: sappiamo riconoscere il nostro valore?

Due tacchette e la tua vita cambia. Il test di gravidanza concretizza un pensiero. Quando si scopre di aspettare un bambino si provano un insieme di emozioni contrastanti: amore, felicità, paura, stupore, ansia, gioia. Mille domande e mille pensieri si fanno largo nella mente. Che sia stato cercato o sia capitato, quel fagiolino che si sta facendo largo dentro di noi è capace di sconvolgere la vita fin dai primi istanti di “convivenza”. Aspetto un bambino, e adesso?