Mamma perché vai a lavorare?

Mamma, perché vai a lavorare?

Mamma, mamma, perché vai a lavorare??

superman

“…I bambini delle mamme che lavorano
quando la porta si apre e vedono la mamma corrono super veloce, saltano super in alto e stringono super forte la loro mamma. 
I bambini delle mamme che lavorano sono coraggiosi come i supereroi.­

Le mamme che lavorano quando aprono la porta e vedono il loro bambino corrono super veloce, wonder womansi accovacciano super in basso e stringono super forte il ­loro bambino.
Le mamme che lavorano sono coraggiose come i supereroi.”

 

Ho preso in prestito alcune parole dello scritto di Amelia Tipaldi  perché ritengo rispecchino perfettamente lo stato d’animo della mamma che deve tornare a lavorare.

Qualsiasi sia il momento in cui si torna a lavorare, che sia dopo due, sei, nove mesi dalla nascita del frugoletto, sarà una fase molto difficile per la donna. Solitamente ci si sente in colpa, da un lato per la voglia di tornare al lavoro, dall’altro per il tempo sottratto al nostro bambino.

Leggi anche Essere “Donna – Mamma – Lavoratrice”: un equilibrio possibile?

Mamma, perché vai a lavorare?

Mamma, perché vai a lavorare?

Se ci fate caso noi donne finiamo sempre per sentirci in colpa, per una cosa o per l’altra. Nonostante le corse, la continua rinuncia al tempo per sé stesse i salti mortali per riuscire ad incastrare tutto, c’è sempre qualcosa che non va per il verso giusto. E ci sentiamo terribilmente sole, insoddisfatte per dover sempre sacrificare qualcosa o qualcuno per arrivare a fine giornata: che sia una volta il partner, una volta un’amica, un appuntamento di lavoro mancato, il sacchetto del cambio per la scuola dimenticato a casa, la cena non pronta, la casa non pulita come vorremmo.

Ora però è il caso di fermarci e capire insieme il perché sia normale sentirsi in colpa, ma anche perché non dovremmo farlo.

È ancora molto diffusa l’idea che i figli delle mamme che non lavorano siano più felici e quindi chi lavora deve sentirsi necessariamente in colpa perché causa di infelicità, o ancora sentirsi in colpa se si sente la voglia e il desiderio di tornare a lavorare e di non voler fare la mamma a tempo pieno.

Certo educare i figli è un impegno, innegabilmente faticoso, che occupa la nostra quotidianità. Ma una mamma che lavora riesce a portarla avanti probabilmente con grande equilibrio, proprio grazie al distacco che la sua attività le regala, soprattutto se ha la fortuna di svolgere una professione per lei gratificante.

È dura alzarsi dal letto quando ci si vorrebbe solo rotolare tra le lenzuola con il proprio bambino, è dura essere in ufficio quando si vorrebbe essere al parco con lui, è dura non esserci per vedere ogni istante i suoi progressi. Però è bello avere uno stimolo che spinga a togliersi pigiama e mollettone e prepararsi per andare al lavoro, vedere gente che non parla solo di latte e pannolini o che comunque parla il nostro stesso linguaggio, è bello avere degli obiettivi fuori dalle mura di casa. E questo non ci rende delle mamme degeneri, delle donne insensibili e poco attente ai bisogni degli altri. Ci rende donne felici, gratificate, determinate e forti.

I vantaggi di una mamma che lavora:

parco

  • Riuscire a trasmettere serenità ai propri figli: le soddisfazioni della professione che si svolge alimentano il buon umore e di conseguenza anche quello dei bambini. Per loro avere un modello di mamma felice, che sa dividersi in più ruoli è motivo di orgoglio ed è fonte di ispirazione per realizzare a sua volta i propri progetti;
  • I momenti insieme acquistano più valore: il ritorno a casa diventa ogni giorno una festa per i bambini. Al lavoro c’è la propria realizzazione personale e per loro è solo una ricchezza;
  • Si incentiva l’autonomia dei bambini che imparano a destreggiarsi nelle situazioni e a uscirne “da soli” , il che li renderà più forti e orgogliosi di se stessi.

Lo so che non sempre si fa un lavoro gratificante, che quando la stanchezza è tanta si fa fatica a vedere la lucidità di questi vantaggi, che quando nostro figlio ha la febbre o è triste vorremmo solo abbracciarlo e non lasciarlo più. Che in cuor nostro vorremmo essere come quelle mamme che sono sempre presenti, che non devono correre da una parte all’altra cercando di incastrare tutto, a cui il minimo imprevisto non fa crollare tutta la torre faticosamente costruita.

Ricordiamoci però che la perfezione non esiste e probabilmente, le stesse mamme che noi ammiriamo e invidiamo perché non dimenticano mai nulla, che sono sempre in orario e che si ricordano del regalo per la maestra a fine anno, a loro volta si chiedono come facciamo noi a fare tutto. La vita non è la perfezione che Instagram o Pinterest vogliono farci credere.

Allontaniamo quelle persone che volontariamente o meno tendono a farci sentire sbagliate, che ci fanno mettere in dubbio le nostre scelte.

Cosa rispondere quindi ai bambini? Mamma, perché vai a lavorare?Mamma, perché vai a lavorare? 2-Mamma e figlia

Spesso i bambini, seppur in modo ingenuo ed innocente, ci mettono con le spalle al muro con la terribile frase che ci annienta e ci fa sentire ancora più in colpa: “non ci sei mai”. I bambini provocano anche per vedere quanto noi siamo in grado di sostenere le loro provocazioni, perché hanno bisogno di sentire la nostra forza per creare la loro.

Ma ricordiamoci che se fossimo insieme a loro h24, probabilmente la loro frase sarebbe “sei sempre in mezzo ai piedi” 😉

Quindi quando i bambini chiedono “mamma, perché vai a lavorare?” possiamo rispondere così:
“La mamma lavora perché ama il suo lavoro, per poter avere questa casa e per poterti comprare la palla dai mille colori che abbiamo preso ieri.
Lavora perché crede che una mamma felice, anche se stanca, sia meglio di una mamma triste per te.
Amo il mio lavoro, ma amo più te e se dovessi scegliere sceglierei te, ma sono felice di non dover fare questa scelta.”

Cosa fare con noi stesse quando ci sentiamo in colpa?

  • Abbandoniamo il perfezionismo: non pretendiamo da noi stesse che tutto sia perfettamente in ordine, accettiamo che una sera ci sia una pasta in bianco in tavola, concediamoci qualche dimenticanza senza essere eccessivamente severe con noi stesse. Ricordiamoci sempre che non esistono genitori perfetti e probabilmente risulterebbero anche molto antipatici ai bambini 😉
  • Facciamoci aiutare: dove vediamo che dobbiamo fare i salti mortali per arrivare chiediamo aiuto al papà, ai nonni, a una baby sitter per portare i bambini all’attività quel giorno, organizziamoci per tempo (cucinare zuppa in quantità e congelarla è un ottimo salva cena e talvolta anche salva vita 😉);
  • Allontaniamo la negatività: come dicevamo prima, cerchiamo di tenere lontane tutte quelle persone che ci fanno sentire sbagliate e in colpa, tutte quelle persone che pretendono qualcosa da noi senza sforzarsi di capire;
  • Ritagliamoci tempo di qualità da passare con i bambini: una gita la domenica tutti insieme, una passeggiata al parco, la pizza da impastare insieme, la lettura di un libro.Gita in bici

Voi come avete vissuto questo momento tanto delicato?
Raccontatemelo nei commenti, vi aspetto!

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2 Discussion to this post

  1. Avatar Monica ha detto:

    Grazie per questo articolo.l’ho vissuto male il rientro al lavoro sia per la prima figlia che per il secondo figlio.ormai è già passato un anno dal rientro,anche se ultimamente cerco di vedere il bicchiere mezzo pieno e cerco di essere più positiva che mai,a volte ancora mi abbatto.grazie ancora per questo articolo❤❤❤

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